Il Consiglio dei Ministri ha approvato, lo scorso 14 luglio 2025, un decreto legislativo che apporta importanti modifiche alla riforma fiscale introdotta con la legge delega n. 111 del 9 agosto 2023. Si tratta di un intervento correttivo, ma anche integrativo, che punta a rendere il sistema tributario più coerente, trasparente e accessibile per cittadini, imprese e professionisti.
Le modifiche toccano vari ambiti: dall’IRPEF all’IRES, passando per il diritto tributario internazionale, le successioni e donazioni, fino allo Statuto del contribuente, che viene significativamente aggiornato per rafforzare le garanzie procedurali a favore del contribuente.
Tra le novità più significative c’è un chiarimento importante sul tema dei familiari a carico, spesso fonte di dubbi in sede di dichiarazione dei redditi. Il decreto definisce in modo più preciso i requisiti che consentono di beneficiare delle detrazioni, contribuendo a ridurre l’incertezza interpretativa.
Per quanto riguarda i redditi da lavoro dipendente, si stabilisce che determinati incentivi previdenziali – come quelli legati al posticipo della pensione – non devono essere inclusi nel reddito imponibile. Un passo che mira a tutelare i lavoratori e semplificare il calcolo dell’imposta.
In ambito IRES, si rafforza l’applicazione del principio di derivazione rafforzata, cioè la possibilità di far coincidere il risultato civilistico con quello fiscale, anche per le microimprese che redigono il bilancio in forma abbreviata. Questo contribuirà a snellire gli adempimenti contabili e fiscali per moltissime realtà imprenditoriali di piccole dimensioni.
Il decreto affronta anche la questione delle correzioni contabili. Quando un’azienda si accorge di un errore non rilevante nei conti, potrà correggerlo direttamente nel bilancio successivo, a condizione che ciò avvenga prima di eventuali controlli da parte dell’Amministrazione finanziaria. È una semplificazione utile, che rende il sistema più flessibile senza sacrificare la correttezza delle scritture. Naturalmente, per gli errori più significativi continuerà ad applicarsi la procedura della dichiarazione integrativa.
Non mancano gli interventi in materia di fiscalità internazionale. Il nuovo decreto recepisce infatti la direttiva europea sulla tassazione minima per i grandi gruppi multinazionali, secondo il principio GloBE elaborato dall’OCSE. Viene introdotta, quindi, una tassazione minima effettiva, finalizzata a contrastare pratiche elusive e concorrenza fiscale sleale.
Parallelamente, vengono rivisti alcuni meccanismi legati alle imposte anticipate, al fine di limitarne l’utilizzo in ottica elusiva.
Anche il regime delle successioni e delle donazioni viene aggiornato. In particolare, il decreto adegua il calcolo dell’imponibile al tasso legale vigente, in modo da garantire una maggiore coerenza tra valori dichiarati e parametri economici reali. Si tratta di un intervento tecnico, ma significativo per migliorare la precisione del prelievo in ambiti spesso complessi da gestire.
Una delle parti più rilevanti della riforma riguarda lo Statuto dei diritti del contribuente, che viene rafforzato sia dal punto di vista delle garanzie procedurali sia sotto il profilo della trasparenza.
In particolare, il nuovo decreto estende l’autotutela obbligatoria anche agli atti sanzionatori, offrendo al contribuente maggiori possibilità di vedere corretti errori senza dover ricorrere al contenzioso. Inoltre, si introduce un termine minimo di 60 giorni per presentare osservazioni e controdeduzioni agli atti impositivi, garantendo così tempi adeguati per una difesa efficace.
Sempre in questa logica, viene rivisto anche l’istituto dell’interpello probatorio, che sarà affiancato da un nuovo strumento di consultazione semplificata, più agile e accessibile, attuabile tramite specifici decreti ministeriali.
Infine, il decreto interviene sul funzionamento della riscossione. Viene rafforzato il controllo sulla figura degli ufficiali della riscossione, anche attraverso il coinvolgimento del prefetto, per assicurare maggiore trasparenza ed efficienza.
Viene poi introdotta una nuova forma di ravvedimento speciale per sanare ritardi nel versamento delle ritenute sui redditi di capitale, e aggiornate alcune disposizioni nei testi unici su sanzioni, accise e imposte indirette minori.
In sintesi, il decreto correttivo approvato in via preliminare mira a consolidare una riforma fiscale che punta a essere più vicina alle esigenze reali di contribuenti, imprese e operatori professionali.
Ora si attende l’iter definitivo e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Alcune misure saranno immediatamente applicabili, mentre altre richiederanno decreti attuativi per diventare pienamente operative nei prossimi mesi.
