Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 4 dicembre 2025 il Disegno di legge delega per il Codice dell’edilizia e delle costruzioni, un intervento che punta a semplificare la normativa edilizia e a risolvere molte situazioni rimaste bloccate per anni. Non si tratta di un nuovo condono generalizzato, ma di un pacchetto di misure con cui il Governo vuole rendere più chiari i procedimenti, ridurre la burocrazia e facilitare la regolarizzazione delle difformità edilizie minori.
Cosa prevede la nuova sanatoria
Il DDL introduce la possibilità di ottenere un titolo in sanatoria per tutte quelle irregolarità che:
- non incidono in modo sostanziale sull’edificio;
- rispettano le norme urbanistiche vigenti oggi;
- erano conformi alle regole edilizie del periodo in cui furono realizzate.
Per accedere alla sanatoria sarà però necessario che l’immobile sia messo in sicurezza e adeguato alle norme tecniche attuali, in particolare per quanto riguarda antisismica, risparmio energetico e barriere architettoniche.
L’obiettivo è risolvere definitivamente le piccole difformità che spesso bloccano vendite, successioni o interventi edilizi, pur non costituendo abusi gravi.
Chiusura dei vecchi condoni mai definiti
Un altro punto fondamentale della riforma riguarda le pratiche di condono del 1985, 1994 e 2003 rimaste inevase. Il DDL prevede l’obbligo per i Comuni di chiuderle entro una data certa, che verrà stabilita nei decreti attuativi.
Si tratta di migliaia di domande che da anni creano incertezza giuridica e rallentano gli uffici tecnici.
Anche in questo caso la misura non trasforma tutto in sanabile: restano esclusi gli abusi gravi, quelli strutturali e quelli realizzati in aree sottoposte a vincoli.
Quando entrerà in vigore
Il governo avrà 12 mesi per adottare i decreti legislativi che definiranno nel dettaglio:
- quali irregolarità potranno essere sanate;
- le procedure da seguire;
- i termini per presentare domanda;
- le condizioni tecniche da rispettare.
Solo con la pubblicazione dei decreti la sanatoria diventerà operativa.
Perché la riforma è importante
Il nuovo Codice punta a portare chiarezza in una materia complessa, armonizzando le competenze tra Stato e Regioni e coordinando le norme edilizie con quelle urbanistiche, sismiche, energetiche e paesaggistiche.
Per cittadini e professionisti significa più certezza delle regole, meno contenziosi e tempi più rapidi.
Per i Comuni, invece, rappresenta un’occasione per smaltire l’arretrato e rendere più efficiente la gestione delle pratiche edilizie.
