La Legge di Bilancio 2026 ha reintrodotto l’iper ammortamento tra gli incentivi fiscali dedicati agli investimenti delle imprese. La misura punta a sostenere la cosiddetta doppia transizione, digitale ed energetica, favorendo l’acquisto di beni strumentali nuovi riconducibili ai modelli Industria 4.0 e 5.0.
La norma principale è già stata definita, ma l’incentivo non è ancora pienamente operativo. Il motivo? Mancano ancora i provvedimenti attuativi, necessari per chiarire le procedure pratiche di accesso al beneficio.
Come funziona il nuovo iper ammortamento
L’art. 1, commi 427-436, della Legge n. 199/2025 ha riproposto il meccanismo della maggiorazione del costo fiscalmente riconosciuto dei beni strumentali nuovi.
In concreto, l’impresa può dedurre fiscalmente un importo superiore rispetto al costo effettivamente sostenuto per l’investimento. Questo consente di recuperare più velocemente il costo del bene attraverso maggiori quote di ammortamento o maggiori canoni di leasing deducibili.
Il beneficio si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.
Le maggiorazioni previste sono le seguenti:
| Importo dell’investimento | Maggiorazione |
|---|---|
| Fino a 2,5 milioni di euro | 180% |
| Oltre 2,5 e fino a 10 milioni di euro | 100% |
| Oltre 10 e fino a 20 milioni di euro | 50% |
| Oltre 20 milioni di euro | 0% |
Si tratta quindi di una misura particolarmente interessante per le imprese che intendono investire in macchinari, impianti, tecnologie digitali e soluzioni innovative per rendere più efficienti i propri processi produttivi.
La novità del Decreto Fiscale
Sul tema è intervenuto anche il Decreto Fiscale, D.L. 27 marzo 2026, n. 38, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 marzo 2026 ed entrato in vigore il giorno successivo.
Il decreto ha eliminato il requisito secondo cui i beni agevolabili dovevano essere prodotti in Stati membri dell’Unione Europea o aderenti allo Spazio Economico Europeo.
La modifica ha effetto retroattivo dal 1° gennaio 2026.
Questa correzione è molto rilevante, perché amplia l’accesso all’agevolazione anche agli investimenti relativi a beni provenienti da Paesi extra-UE. Si supera così una criticità importante per molte imprese che acquistano tecnologie, componenti o software attraverso filiere internazionali.
Il problema era particolarmente evidente per i beni immateriali, come programmi e software, per i quali non sempre è semplice individuare con precisione una “provenienza territoriale”.
Cosa manca ancora
Nonostante la correzione normativa, l’iper ammortamento resta ancora in attesa del decreto attuativo.
Il provvedimento, di competenza del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, dovrà definire gli aspetti operativi della misura.
Tra i punti più attesi ci sono:
- le modalità di accesso all’agevolazione;
- i contenuti delle comunicazioni obbligatorie;
- il ruolo del GSE nella gestione delle pratiche;
- la documentazione necessaria;
- le tempistiche da rispettare;
- eventuali chiarimenti sui beni ammissibili.
Secondo quanto anticipato, la procedura dovrebbe prevedere tre comunicazioni obbligatorie al GSE, ma senza il decreto attuativo le imprese non dispongono ancora di un quadro completo e certo.
Perché le imprese devono prepararsi già ora
Anche se la misura non è ancora pienamente operativa, le imprese interessate dovrebbero iniziare a valutare con attenzione i propri programmi di investimento.
L’iper ammortamento può rappresentare un vantaggio fiscale importante, ma richiederà una corretta pianificazione tecnica, fiscale e documentale.
Sarà fondamentale verificare:
- la natura dei beni da acquistare;
- la riconducibilità agli investimenti Industria 4.0 o 5.0;
- la compatibilità con eventuali altri incentivi;
- l’impatto fiscale dell’agevolazione;
- il rispetto delle future procedure comunicative.
Conclusione
Il ritorno dell’iper ammortamento rappresenta una buona notizia per le imprese che vogliono innovare, digitalizzare e rendere più efficienti i propri processi produttivi.
Tuttavia, al momento, la misura resta ancora in stand-by operativo. La norma c’è, le percentuali sono definite e il vincolo della produzione UE/SEE è stato eliminato, ma per partire davvero manca ancora il decreto attuativo.
Per le aziende, quindi, questo è il momento giusto per prepararsi: analizzare gli investimenti, raccogliere la documentazione e costruire una strategia fiscale corretta. Perché quando l’incentivo diventerà pienamente operativo, farsi trovare pronti potrà fare la differenza.
