Fatture a cavallo d’anno: cambia l’imputazione dei compensi dei lavoratori autonomi

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Con la modifica dell’articolo 54, comma 1, del TUIR, introdotta nel 2024, il legislatore ha inciso in modo significativo sul principio di cassa che da sempre governa la determinazione del reddito di lavoro autonomo. Gli effetti concreti della nuova disciplina emergono in maniera evidente nel passaggio tra il 2025 e il 2026, mettendo i professionisti di fronte a nuove regole di imputazione temporale dei compensi.

La norma prevede che «le somme e i valori in genere percepiti nel periodo di imposta successivo a quello in cui gli stessi sono stati corrisposti dal sostituto d’imposta si imputano al periodo di imposta in cui sussiste l’obbligo per quest’ultimo di effettuazione della ritenuta».
In sostanza, il momento fiscalmente rilevante non è più sempre quello dell’incasso effettivo, ma può coincidere con l’anno in cui il committente ha effettuato il pagamento e operato la ritenuta.

Un caso tipico è quello dei compensi pagati dal committente a fine dicembre 2025 (con applicazione della ritenuta), ma accreditati sul conto del professionista solo a gennaio 2026. In base alla nuova disposizione, tali somme devono essere considerate reddito del 2025, nonostante l’incasso avvenga nell’anno successivo. Si tratta di una deroga esplicita al principio di cassa “puro”, che introduce una sorta di criterio misto, limitato ai rapporti con sostituti d’imposta.

La ratio dell’intervento è chiaramente antielusiva e semplificatrice: allineare il dato dichiarato dal sostituto d’imposta nella Certificazione Unica con quello indicato dal professionista in dichiarazione dei redditi. L’obiettivo è ridurre le frequenti segnalazioni di incoerenza da parte dell’Agenzia delle Entrate, che negli anni hanno generato un ingente numero di comunicazioni di compliance, spesso prive di reale rilevanza sostanziale.

Dal punto di vista operativo, tuttavia, la novità impone ai professionisti e agli studi una maggiore attenzione nella gestione delle fatture a cavallo d’anno, nella riconciliazione tra incassi, CU e ritenute subite, nonché nella corretta imputazione dei compensi in dichiarazione. Una fase di transizione che, almeno inizialmente, richiederà un puntuale controllo documentale e un coordinamento più stretto tra committenti e percipienti.